I left her behind?

​In questi mesi sono stata impegnata ad adattarmi alla vita da studentessa pendolare, e devo ammettere che non mi dispiace. È stancante certo, ma mi permette di raggiungere quell’indipendenza che ho sempre attribuito all’età adulta. Mi sento a mio agio nel saltare da una metro all’altra, mi piace la sensazione che dà l’aria fresca sulla mio viso appena ritorno in superficie, e trovo stimolante persino prendere il treno alle 7.30 il martedì sera. Ogni cosa mi è nuova e anche ciò che già conoscevo di Milano si rivela ai miei occhi con una nuova luce. Mi sento bene. Mi sento diversa.

Purtroppo però c’è qualcuno che sembra non aver colto questo mio cambiamento: l’amica di cui vi ho parlato in uno degli ultimi post. Non posso rivelare molti dettagli altrimenti rischio che capisca chi sono se dovesse per mia sfortuna trovare questo blog, vi basterà sapere che, pur avendo un anno in più di me, frequenta ancora la quinta superiore. Ultimamente c’è qualcosa in lei che non torna, che non riesco a far quadrare, e non capisco cosa sia. Ci penso, ci perdo dei pomeriggi e delle nottate, ho persino provato a fare un elenco e a rileggere le nostre ultime conversazioni, ma nulla. Mi sembra di averla persa per strada, come se stessimo andando in bicicletta e ad un certo punto non fosse più dietro di me. Ma dove si è fermata? Eppure quando si esce in compagnia (noi quattro per intenderci) ho la sensazione che sia tutto normale, che nulla è cambiato. Invece poi torno a casa, vado a dormire e il giorno dopo mi sento ancora distante. La conclusione a cui sono arrivata dopo quasi quattro mesi è che io sto crescendo e lei invece voglia restare ancorata a quello che eravamo. Insomma, io vado avanti, mi creo un futuro, mi faccio delle nuove amicizie, il tutto pur restando la solita ragazzina un po’ troppo bassa e impacciata; lei invece, ventenne disinibita e più “esperta”, è bloccata con dei diciottenni che discutono per chi deve essere interrogato per primo in fisica. Drammi che avrebbe dovuto lasciarsi alle spalle due anni fa e che invece, per pigrizia e noncuranza, è obbligata a sopportare fino a giugno.

Così ora mi ritrovo a dover fare buon viso a cattivo gioco ogni volta che ci vediamo, ed evitare le uscite non è per niente facile. Vorrei aver avuto più tempo per me, per riflettere su quanto sta accadendo. Ad Halloween pensavo che si sarebbe risolto tutto, poi ci sono state due uscite per i compleanni delle altre due, poi Natale e capodanno, ed io ancora non ho messo in chiaro i miei sentimenti. Fortunatamente non sono l’unica a sentirmi così: anche una delle altre due mie amiche (quella che caratterialmente mi assomiglia di più) la pensa come me. Questo mi fa sentire meno persa, meno sola. Anche se forse, prima di mettere ordine nella mia testa ci vorrà un po’.

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