Writing the future

Sono sempre stata una di quelle persone  che non  vede l’ora  di crescere e spiccare il volo. Ma ora  che ho iniziato l’ultimo anno di liceo e mi appresto a fare la maturità comprendo che il futuro è la cosa peggiore  che ti possa mai capitare. Perché  non  è  scritto  e nessuno lo conoscerà mai.

Vorrei poter dire che so chi voglio essere da grande, ma la verità  è  che non ne ho la più  pallida idea.  Detesto chi sa cosa fare della propria  vita,  chi ha già  pianificato il proprio futuro passo dopo passo. Piango ogni volta che rifletto su chi voglio diventare e il senso di panico mi prende appena realizzo chel’iscrizione all’università va inoltrata verso gennaio. Ho il terrore del futuro, di ciò  che sarà, sopratutto perché temo il ciò  che potrebbe  essere.  L’unica mia emozione ormai è  il panico.

Ho deciso di proseguire nello studio delle lingue, sia perché  mi appassionano sia perché  è  una cosa in cui riesco – non per vantarmi o innalzarmi a dea – egregiamente. Ho la memoria fotografica, l’interesse verso la grammatica e la letteratura e non mi pesa l’idea di dover parlare in un’altra lingua per interagire con qualcuno. Ma più  di così per ora non vado: non mi vedo  a fare nessun lavorare particolare perché  tutto sommato so vedere sia i pregi che i difetti di ognuno. Non so accontentarmi e perciò  cerco un lavoro che mi dia stabilità,  emozione, avventura, mobilità,  flessibilità. E dato che non posso avere tutto, non sono in grado di stabilire le mie priorità.

Insomma, nel mio futuro non vedo nulla di definito. Nulla. Grigio. Nebbia.

E, come se non bastasse,  mia madre continua a chiedermi cosa voglio fare dopo. “Cristo” le vorrei gridare  “come pretendi che io lo sappia adesso??”.  Non tutti i diciottenni sanno cosa fare della propria vita e io sono tra questi. Voglio che lei capisca, che si ficchi in quella sua testolina da psicopatica maniaca del controllo, che studiare una determinata cosa alle superiori o all’università  non implica che quella sarà la tua strada per tutta la vita. Quindi è inutile che mi chiedi che lavoro fare dopo perché  tanto le due cose non sono collegate. Cristo madre, scollati di dosso. Sto già  abbastanza in preda al panico e al terrore più  accecanti che potessero esistere, non ti ci mettere anche tu.

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5 thoughts on “Writing the future

  1. Nessuno lo sa in fondo ciò che vorrà essere. Ti trovi “semplicemente” in uno di quei momenti dove questa utopica risposta viene chiesta più insistentemente.
    Ovviamente non puoi rispondere, ma come tutti, neanche condannarti di non averla a portata di mano.
    Perché ripeto, nessuno saprà mai cosa sarà…
    “Diveniamo”, piuttosto che “essere a seguito progetto”.
    E tu, si, anche tu, diverrai…

      1. Questo è ciò che legittimamente vuoi.
        Chi può negare quanto tu abbia ragione?
        Ma potremmo negare altrettanto loro la comprensione del doversi preoccupare della propria figlia in un mondo che sembra volerci continuamente scandire i tempi come fossimo macchine?
        Neanche questo sarebbe giusto, in fondo.
        Come spesso accade, è il gioco delle parti.
        Dalla tua hai la meraviglia delle possibilità di scelta; fa tremare, ma è un mare incantevole.
        Fidati, cercane l’energia piuttosto che l’angoscia
        Un abbraccio
        Anche se non ci conosciamo.
        Diego

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